Dietro la mia vocazione c’è lo “zampino” di mia mamma

Giovanni Zaccaria è uno dei 35 diaconi dell’Opus Dei che è stato ordinato sacerdote il 5 maggio a Roma dal Prelato mons. Javier Echevarría.

Dall'Opus Dei

Sono nato a Roma, ma solo da cinque anni mi sto godendo la Città Eterna. Sono cresciuto prima in un paese della provincia di Brescia, Lonato, di cui conservo ricordi bellissimi, e poi a Mantova, dove ho ancora molti amici. Ho scoperto la mia vocazione all’Opus Dei mentre facevo il liceo; poi mi sono trasferito a Verona dove ho cominciato l’università.

Ho scelto medicina per diverse ragioni, ma senz’altro ha giocato un ruolo importante mia mamma, che è morta proprio l’anno della mia maturità. Lei mi ha sempre incoraggiato a seguire questa strada e la sua malattia mi ha aiutato a capire quanto bene può fare un medico, aiutando i propri pazienti a comprendere il senso della loro malattia e dando loro una speranza non solo umana.

A Verona abitavo presso il Collegio universitario Pontenavi, un centro dell’Opus Dei; lì, oltre a studiare, davo una mano ad organizzare le diverse attività accademiche e di formazione che si tenevano per i residenti ed altri studenti della città.

Dopo una breve parentesi milanese – due anni che sono passati volando, grazie alle tante persone straordinarie che ho conosciuto in facoltà e non solo – sono tornato a Verona. I sei anni di Medicina sono stati pieni di tantissime esperienze: lo studio intenso e a volte la sensazione di non farcela, il contatto con il dolore dei pazienti ed lo sforzo per vedere in loro Cristo sofferente, secondo quanto ho imparato da San Josemaría.

Gli studi e il lavoro al Collegio universitario di Verona

In questo andare e venire da un posto ad un altro ho imparato tantissimo da tutte le persone che ho incontrato. Potrei riassumere questi anni dicendo che Dio sorprende sempre. L’ultimo anno dell’università l’ho dedicato alla tesi in cardiologia; anche in questo caso devo ringraziare il Signore che mi ha permesso di svolgere un lavoro estremamente interessante in un tempo brevissimo, e tutto questo grazie alle persone speciali che avevo accanto.

Ho poi cominciato a lavorare come direttore del Collegio universitario in cui avevo studiato: una vera e propria avventura alla quale non mi sentivo affatto preparato. E in effetti mi sono ritrovato spesso a fare cose che non avrei mai immaginato: non sapevo come fare in modo che gli studenti migliorassero il loro rendimento accademico, non sapevo da che parte cominciare per organizzare un corso di formazione, come verificare il buon funzionamento di una caldaia o come redigere un bilancio. 

Ma grazie all’esperienza di chi mi aveva preceduto, all’aiuto di tutti coloro che avevo vicino e a qualche errore, sono riuscito a portare avanti questo lavoro tutto nuovo, sforzandomi di trovare Dio in tutto quello che facevo. Dio sorprende sempre e ti mette a disposizione tutti gli strumenti per fare un passo avanti; poi ovviamente sta a te volerli usare.

I campi di lavoro con i giovani

Tra il 2002 ed il 2007 ho avuto la grande fortuna di partecipare ad iniziative di aiuto sociale in Nicaragua ed in Romania, insieme a studenti di tutte le età. Anche in questo caso mi sono ritrovato ad affrontare situazioni nuove e sorprendenti: la povertà e la dignità delle famiglie dei sobborghi di Managua per le quali costruivamo latrine, ma anche la necessità di sopperire alla mancanza d’acqua in casa andando a lavarci al fiume in Romania; imparare a impermeabilizzare le fondamenta di un edificio in una valle al confine con l’Ucraina o a fare la spesa in un mercato nicaraguense... ho conosciuto persone molto diverse e in tutte ho scoperto che c’era qualcosa da cogliere, qualcosa che il possesso di oggetti non può sopperire.

Dall’ottobre del 2007 si è aperta una nuova fase nella mia vita: mi sono trasferito a Roma e ho cominciato gli studi di teologia all’Università della Santa Croce. Di ritorno sui banchi di scuola pian piano si è affacciata la possibilità di diventare sacerdote. Parecchie persone si sono sorprese quando hanno saputo che avevo messo da parte la medicina per dedicarmi ad altro; ma in fondo penso che tra la medicina ed il sacerdozio la differenza non è tanto grande: in entrambi i campi ce la mettiamo tutta per aiutare gli altri, per dare loro la possibilità di uscire da situazioni complicate per vivere una vita migliore.

Diventare sacerdote oggi

Qualcuno potrebbe obiettare che diventare sacerdote di questi tempi è duro: ancora una volta Dio sorprende e ti dà tutto l’aiuto del mondo per arrivare fino in fondo; ma poi, come sempre, tocca a te raccogliere la sfida ed accettare il suo aiuto.

Sono convinto che dietro la mia vocazione sacerdotale c’è lo “zampino” di mia mamma che dal Cielo mi ha dato una mano ad arrivare fino qui, all’inizio di una nuova avventura.