Prima domenica di Quaresima

Continuano i testi per preparare la Quaresima con il beato Álvaro che in occasione della prima domenica di questo tempo ci parla di come incrementare la lotta ascetica personale e la pratica delle opere di misericordia, soprattutto la diffusione della buona dottrina.

Testi di vita cristiana
Opus Dei - Prima domenica di Quaresima

(Testo del 1° febbraio 1989, pubblicato in “Caminar con Jesús al compás del año litúrgico", Ed. Cristiandad, Madrid 2014, pp. 126-130).

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza![1] [Abbiamo letto] questa frase nella liturgia della Messa, all'inizio della Quaresima. Anche se non esiste un periodo dell'anno che non sia ricco di doni divini, questo tempo lo è in modo particolare, tanto da servire di preparazione diretta della Pasqua, la più grande solennità dell'anno liturgico. Nei giorni della Settimana Santa, infatti, la Chiesa ricorda e rivive la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, grazie alle quali il demonio è stato vinto, il mondo è stato redento dai peccati e gli uomini sono diventati figli di Dio.

«Entriamo nella Quaresima, vale a dire, in un periodo di maggiore fedeltà al servizio del Signore – scrive Papa san Leone –. È come se partecipassimo a un agone di santità»[2]. Come suonano familiari queste parole, chiaro riflesso della Tradizione viva della Chiesa, agli orecchi dei figli di Dio nell'Opus Dei! Sono esortazioni a non desistere dalla lotta interiore, a non concederci tregua nella lotta contro i nemici della nostra santificazione.

Questa lotta, lo sappiamo bene, è un dovere per tutti i cristiani. Nel ricevere le acque del Battesimo, abbiamo promesso – e lo abbiamo ratificato poi nel sacramento della Confermazione – di rinunciare a Satana, e a tutte le sue opere, per servire soltanto Gesù. Un impegno che richiede un combattimento perenne. «Questo è il nostro destino sulla terra: lottare, per amore, fino all'ultimo istante. Deo gratias!»[3], scrisse san Josemaría l'ultimo giorno del 1971, sintetizzando i suoi propositi e i suoi aneliti dopo molti anni di ininterrotta lotta personale [...].

Dato che la Quaresima, come abbiamo ricordato, è un periodo di maggior rigore nella lotta, desidero invitarvi a rinnovare il vostro combattimento con l'aiuto del Signore, in queste settimane di preparazione alla Pasqua. Come potremo farlo? Ognuno di voi, figlie e figli miei, responsabilmente e liberamente, cercherà di concretare le mie indicazioni – «farsi un vestito su misura», direbbe il nostro amatissimo Padre –, in base alle necessità della sua anima, alla luce dei consigli ricevuti nella confessione sacramentale, nella direzione spirituale personale e nei Circoli.

L'ascetica cristiana ha sempre riconosciuto, come particolarmente propri di questo tempo liturgico, la preghiera, il digiuno e l'elemosina; vale a dire, l'amore a Dio – manifestato nella preghiera mentale e nella preghiera dei sensi, che costituiscono la mortificazione – e l'amore per tutte le anime, mediante la pratica generosa delle opere di misericordia e di apostolato.

Mi piacerebbe, dunque, che tutti insieme, con i nostri cuori che battono all'unisono, ci proponessimo decisamente, in questa Quaresima, di praticare con maggiore intensità, ogni giorno, la preghiera mentale e vocale; di essere generosi nella mortificazione dei sensi, guardando la Croce di Cristo; e di praticare più assiduamente le opere spirituali e corporali di misericordia. Ho scritto più assiduamente, perché tutti i giorni, con sfumature diverse, ci si presenteranno molte occasioni di portare Cristo ad altre anime, o di incontrarle e servirle nelle persone che stanno attorno a noi nella convivenza ordinaria.

In queste righe, figlie e figli miei, desidero ricordarvi una delle principali manifestazioni di misericordia verso le anime: insegnare a chi non sa. La necessità di portare avanti un generoso apostolato della dottrina, che s'irrobustisce con la formazione che riceviamo e che nell'Opus Dei è tanto amato e desiderato da tutti, ci ricorda ciò che tante volte ha insegnato nostro Padre: che «il miglior servizio che possiamo fare alla Chiesa e all'umanità è dare dottrina. Gran parte dei mali che affliggono il mondo sono dovuti alla mancanza di dottrina cristiana [...]. Tutta la nostra attività, pertanto, ha realtà e funzione di catechesi: Dobbiamo dare dottrina in tutti gli ambienti»[4].

Per questo si richiede, prima di ogni cosa, di possere una dottrina, chiara, abbondante, sicura: curatemi i mezzi di formazione che la Prelatura dispensa a piene mani! Frequentate le lezioni e i circoli, le meditazioni e le conversazioni, i ritiri... con «l'entusiasmo della prima volta», anche se da allora sono passati molti anni, e con il desiderio sincero di trarne il profitto che racchiudono. Soltanto così sarete nelle condizioni di aiutare molte persone che la Divina Provvidenza pone ogni giorno accanto a voi perché illuminiate la loro intelligenza e la loro condotta con la luce della dottrina cattolica.

È urgente e necessario compiere una semina generosa di dottrina in tutti i campi dell'attività umana. Ogni cristiano dovrebbe sentirsi personalmente responsabile di fare arrivare, nell'ambiente che egli stesso frequenta, gli insegnamenti che Gesù Cristo ha donato alla sua sposa perché li conservi intatti e li trasmetta di generazione in generazione. Tutti, infatti, in virtù del Battesimo ricevuto, siamo chiamati a collaborare alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Rifletti ora per tuo conto, figlia mia, figlio mio, su come stai contribuendo a realizzare questo incarico divino: andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura...[5], in tutte le circostanze del tuo lavoro professionale, del tuo andare avanti insieme alle altre persone in questa tappa della storia.



[1] Messale Romano, Mercoledì delle Ceneri (Seconda lettura: 2 Cor 6, 2).

[2] San Leone Magno, Omelia 39, 3.

[3] San Josemaría, Nota manoscritta del 31-XII-1971.

[4] San Josemaría, Lettera 9-I-1932, nn. 27-28.

[5] Mc 16, 15.