​«Vi presento la migliore università del mondo: la mia sala da barba»

Dicono che la strada sia la migliore università. Secondo Federico, ormai in pensione, lo è stata la sua sala da barba. I signori arrivano, si siedono e parlano mentre si tagliano i capelli. Era il suo lavoro, la sua maniera di guadagnarsi la vita. Però è stata anche una cattedra privilegiata per conoscere le persone, mettersi al loro posto, ascoltare, imparare e aiutare. Senza tagliarsi i capelli.

Testimonianze
Opus Dei - ​«Vi presento la migliore università del mondo: la mia sala da barba»

Mi chiamo Federico Barbero. E sono parrucchiere, una professione che mi ha dato molte soddisfazioni.

Sono in pensione da poco; però ho passato molti giorni della mia vita attorno a una poltrona e a una testa, e così vi posso presentare la migliore università del mondo. Nel lavoro diretto con persone diverse, nulla può essere monotono, e tutto è occasione per imparare e per aiutare.

Nella mia bottega ogni persona arrivava, si sedeva e si metteva a raccontare. A volte, delle sue pene; altre volte, delle sue gioie. Quasi sempre delle sue preoccupazioni, della sua esperienza e della sua visione del mondo.

I miei clienti sono stati la parte essenziale del mio lavoro, e per questo conosco i loro nomi e mi immedesimo in buona parte della vita di ciascuno di loro.

Ogni persona che prendeva posto davanti allo specchio del mio salone ha una storia. Rivangando nella memoria, permettimi di ricordarne cinque delle tante storie.

Federico con suo figlio.

Il mio miglior amico

Nella vetrina della bottega ho una piccola immagine di san Josemaría. Un giorno un cliente, vedendolo, ha cominciato a criticare l’Opus Dei. Io l’ho lasciato parlare; e così alla fine lui concluse sentenziando che l’Opera era solo per gente speciale.

− Lei conosce qualcuno dell’Opus Dei?

− No.

− E perché critica se non conosce nessuno?

− Dicono che l’Opus Dei è soltanto per gente di gran livello ed elitaria.

− Allora, un barbiere come me non potrebbe far parte dell’Opera?

− No, sicuramente!

− Ah, no! Allora, per sua conoscenza, sappia che si sta occupando di lei un soprannumerario dell’Opus Dei!

Ammutolì.

Per incoraggiarlo, cercai di stuzzicarlo:

− Lei, che concetto ha di me?

− Di una persona affabile ed esperto professionista.

− Grazie, amico, perché questo è, esattamente, quello che mi insegnano nell’Opus Dei.

Mi fece sincere scuse per i suoi giudizi a vanvera e da allora è il mio miglior amico.

 Federico in pieno lavoro.

Chi non esiste è lei

Un mio cliente un bel giorno asserì con grande sicurezza: “Dio non esiste”. Gli ho messo una mano sulla spalla e, guardandolo fissamente, gli ho detto:

− È lei che non esiste. Se non inventi qualcosa, se non scrivi un libro di successo, se non dipingi un quadro che diventi famoso, quando saranno passate un paio di generazioni nessuno si ricorderà che sei stato al mondo. Neppure tra i familiari e i conoscenti rimarrà per molto tempo il tuo ricordo. E non perché sei tu; succederà a tutti. Dio, invece, continuerà sempre a esistere nel cuore delle persone di buona volontà.

E continuiamo a tagliare i capelli e a liberare il mondo da altri disfattisti...

Abbonare 8 euro e incassarne 500...

Di fronte al mio negozio c’è un supermercato. Una mattina ho trovato lì un giovane che all'ingresso chiedeva l’elemosina. Mi sembrò un ragazzo educato e di bell'aspetto. Tutte le mattine lo salutavo: “Buon giorno, Victor!”.

Un giorno Victor entrò a tagliarsi i capelli e approfittai dell’occasione per sapere qualcosa di più su di lui. Mi raccontò che era scappato da casa... Gli ho raccomandato di ritornare a casa e di fare la pace con la sua famiglia, immaginando anche in che stato di malessere stavano vivendo i genitori. Terminato il servizio, non volli essere pagato.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno io avevo la macchina posteggiata per strada in un posto che non potevo controllare dal salone; invece Victor, dal posto in cui chiedeva l’elemosina, vide tutto chiaramente: un autista, facendo marcia indietro, aveva dato una botta alla mia auto e poi stava tentando di darsi alla fuga. Victor mi avvertì prontamente e grazie a lui ho potuto ottenere dall'assicurazione un rimborso di 500 euro per la riparazione. 500 euro che io ho risparmiato per la diligenza del mio giovane amico.

La storia di Victor è finita bene. È ritornato a casa. Fra tutti i commercianti della zona gli abbiamo pagato il biglietto di ritorno.

Riprovare di nuovo

Era un imprenditore ed era disperato. La crisi gli aveva azzerato gli affari. Non poteva pagare neppure i fornitori e i dipendenti. Con tutti i beni pignorati, lì, sulla poltrona del barbiere, pronunciò la conclusione alla quale era arrivato:

− L’unica soluzione che mi rimane è togliermi la vita.

Vedendo le sue lacrime e la tristezza con la quale parlava, non ebbi dubbi che la sua minaccia poteva tramutarsi in qualcosa di serio.

Ero perplesso. Non sapevo che dire. Per guadagnare tempo, lo lasciai solo e andai in un bar vicino a prendergli una bibita.

− Beva qualche sorso, che devo dirle qualcosa.

Il tempo passava e a me non veniva in mente niente che potesse tranquillizzarlo. Niente, assolutamente niente. Chiesi aiuto al Signore e, improvvisamente, gli gridai con forza:

− Codardo! Lei è un codardo! Che cosa vuol fare, togliersi di mezzo e lasciare i problemi a sua moglie, con la pena aggiuntiva della sua morte? Lei è un codardo! Io vorrei cambiare il mio problema con il suo purché il mio figlio disabile stesse bene!

Dopo un lungo silenzio, ripresi:

− Quello che deve fare quando uscirà da qui è andare dal medico. Senza togliere una sola virgola, gli dica tutto quello che ha raccontato a me. Così lo metterà in malattia e lo sottoporrà a una terapia, perché lei ha una depressione da cavallo. Poi, cerchi un avvocato esperto in queste faccende economiche. Probabilmente, non tutto è perduto. Infine, vada a trovare un sacerdote: una bella chiacchierata con lui le farà sicuramente bene.

Né i consigli né il modo di esporli mi sembrarono cosa mia. Mi sentivo travolto dalla situazione e del resto io non ho la minima formazione psicologica per affrontare queste situazioni di emergenza. Poi questo signore è andato in pensione per essere incapacitato al lavoro, ha liquidato i suoi affari e, alla fine, non ha subito eccessive perdite economiche. Ci vediamo spesso. Ogni volta mi dimostra la sua gratitudine per avergli parlato con durezza. Forse gli servì per reagire.


Ha vinto il concorso

Il mio amico Alberto è giovane, intelligente ed è molto preoccupato per il suo futuro. Ha studiato Economia. È stato bocciato tre volte di seguito in alcuni concorsi difficili. Deluso, un giorno in cui era venuto a tagliarsi i capelli, mi disse:

− Questa sarà l’ultima volta che mi presento. Se non supero l’esame, troverò un lavoro qualunque per non continuare a gravare economicamente sui miei genitori.

− Abbi speranza – gli dissi molto seriamente. Questa volta lo vincerai. Pregherò per te un amico. Non gli chiederò di fare un miracolo, ma che il giorno dell’esame tu abbia la mente lucida e che l’impegno con il quale hai studiato dia i suoi frutti.

Quella volta, vinse il concorso. Finito l’esame venne ad abbracciarmi e a raccontarmi ciò che segue:

− Dei 91 temi possibili, a me è uscito il 32: proprio quello che sapevo meglio. Quando l’ho avuto tra le mani, ho capito che era fatta.

Gli ho fatto i complimenti. Gli ho ricordato che aveva un debito con Dio. E gli ho raccomandato di ringraziarlo tutti i giorni.

Si è sposato. È andato a vivere in un’altra città. Però continuiamo a vederci durante le vacanze.